MoVI | Movimento di Volontariato Italiano

fondato da Luciano Tavazza

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Nasce a livello provinciale o comunale, quando gruppi, operanti sul territorio, riconoscendosi nelle finalità statutarie del Movimento, scelgono di uscire dall'isolamento e si accordano per dar vita ad un organismo stabile di collegamento; esso assume - davanti a notaio - la forma di associazione giuridicamente costituita. Inizia così la vita della federazione provinciale del Mo.V.I.; con un suo regolamento, un comitato direttivo - formato dai rappresentanti delle realtà locali aderenti - un responsabile provinciale, democraticamente eletto fra essi. In questo collegamento ogni gruppo deve mantenere la sua identità e originalità , il ruolo specifico per cui nato, pur perseguendo comunitariamente quegli obiettivi generali che hanno motivato la libera scelta di lavorare insieme. Il Mo.V.I. infatti può moltiplicare efficacia e qualità dei suoi servizi, solo fruendo della ricchezza di valori che provengono dal pluralismo, diversità , progettualità , delle esperienze promosse dai vari gruppi. Nella regione la struttura del Movimento istituisce un secondo livello, di più ampia attività operativa, quando i responsabili provinciali - collegandosi tra loro e aggregando le rispettive Federazioni - danno vita a quella regionale; eleggono pertanto un comitato direttivo che sceglie fra i suoi membri un responsabile pro tempore. Il Comitato regionale realizza le linee di politica culturale ed operativa, elaborate ed approvate nell'Assemblea Regionale, traducendole in programmi annuali. A livello nazionale il Comitato Nazionale di Coordinamento - espressione diretta della volontà delle Federazioni Regionali - ha il compito di tradurre, sul piano operativo, le linee programmatiche espresse dall'Assemblea Nazionale, che viene convocata almeno una volta ogni triennio. La sua costituzione, i criteri di rinnovamento stabiliti allo scadere di ogni quadriennio, garantiscono sia l'unità di orientamenti a livello nazionale, sia il rispetto della autonomia periferica, infine l'impossibilità di una burocratizzazione dell'apparato organizzativo, anche se ridotto al minimo.

 

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