
E' Franco Bagnarol il nuovo presidente del MoVI. Lo ha eletto il Comitato Nazionale il 13 dicembre scorso. Sarà affiancato da un ufficio di presidenza collegiale composto da quattro vicepresidenti: Clelia Izzi, Giovanni Serra, Graziamaria Dente e Ferdinando Siringo. Questa elezione è il frutto di un processo, iniziato alcuni mesi fa con dei percorsi realizzati dalle Federazioni Regionali e conclusosi nell’Assemblea Nazionale di Falerna del 6, 7 e 8 novembre 2009. I contributi e le riflessioni, confluiti nelle mozioni e nei documenti approvati in assemblea, saranno presto pubblicati in un numero della nostra rivista nazionale “Fogli di informazione e di collegamento”. L’assemblea, approvando le linee programmatiche, ha aperto una fase di sperimentazione chiedendo al Comitato di avviare una nuova struttura “leggera” per il MoVI che vuole riaffermare il proprio ruolo di soggetto politico federale e rappresentativo del volontariato dei piccoli gruppi disseminati nel territorio nazionale. Un assemblea organizzativa verrà convocata nel 2010 per una verifica e validazione di questa sperimentazione.
<<Il MoVI, in questa fase di grandi cambiamenti, - dichiara Franco Bagnarol - intende impegnarsi in due direzioni: da un lato approfondire e valorizzare il radicamento nei territori, moltiplicando e diffondendo l’impegno dei nostri gruppi a costruire nuovi legami di comunità, promuovendo percorsi di sensibilizzazione e mobilitazione in particolare intorno al tema delle nuove e vecchie povertà. Dall’altra rinforzare la capacità di mettersi in rete a tutti i livelli per qualificare le rappresentanze del volontariato e la nostra capacità di esprimere visioni e pensieri chiari e capaci di incidere maggiormente nel dibattito culturale e politico della nostra società >>
Intervista al Presidente del MoVI
Dal 13 dicembre, il nuovo presidente nazionale del Movimento di Volontariato Italiano (MoVI) è Franco Bagnarol. Friulano, classe ’41, alle spalle una lunga esperienza di volontariato cominciata nel 1966 nel settore educativo con gli scout dell’AGESCI. Per l’associazione scout è stato infatti responsabile prima provinciale e poi regionale dal ’74 all’81 e quindi per 9 anni stato responsabile dell’operazione “Gabbiano azzurro”, intervento di solidarietà nei campi profughi nei Balcani. Impegnato nel campo della Protezione Civile in seguito al terremoto in Friuli, Bagnarol ha maturato un’esperienza che lo ha portato a presiedere dal 1995 al 2001 il Comitato Nazionale di Protezione Civile. Già presidente della federazione Regionale del MoVI assume ora la responsabilità di guidare il sodalizio nazionale che collega le federazioni di tutte le regioni italiane rappresentando il volontariato delle piccole e medie realtà diffuse sul territorio nazionale in tutti i campi della solidarietà, dal sociale al culturale, dal sanitario all’ambientale.
Presidente, ci può dire cosa caratterizza il volontariato del MoVI rispetto ad altre grosse realtà italiane?
Iil MoVI condivide con tutti la stessa visione del volontariato espressa nella Carta dei Valori scritta dalla FIVOL nel 2001: una scelta di gratuità e di solidarietà che si concretizza in un’azione organizzata e in gruppo, attenta alla persona, a partire da chi è più debole, e che si apre ad un’azione di sensibilizzazione della comunità e a un impegno per il cambiamento sociale per rimuovere le cause di ogni discriminazione e ogni ingiustizia. Distingue il MoVI il fatto di essere l’unica rete nazionale “trasversale”, aperta alle piccole realtà locali, nate spontaneamente sul territorio e slegate da ogni altra scelta di settore di intervento, orientamento o appartenenza.
Questo è un vantaggio o uno svantaggio?
Il limite è che i mezzi a disposizione sono pochi, essenzialmente quelli mesi a disposizione dai volontari stessi. Il vantaggio è la libertà e il forte legame con il volontariato spontaneo.
Quali sono le sfide che dovrà affrontare il vostro movimento nei prossimi anni?
Il volontariato italiano attraversa un momento difficile caratterizzato da un certo disorientamento. È dovuto in parte alla giungla legislativa che ha creato una miriade di soggetti e regimi in cui si confondono le diverse anime della solidarietà organizzata. Ma è anche dovuto ad un profondo cambiamento della società: cambiamento che ci interpella oggi per capire cosa possiamo fare come cittadini e volontari di fronte a comunità sempre più disgregate, ad un mondo del lavoro precarizzato, alla crisi del modello di sviluppo con i problemi economici, ecologici e sociali che comporta. Di fronte a questa realtà, il MoVI, nell’assemblea nazionale appena celebrata in Calabria, ha scelto di rilanciare il ruolo politico del volontariato. La sua capacità, cioè, di dare un contributo di coscienza critica nella società, di formare cittadini attivi che si interessano dei problemi comuni superando il rischio di una chiusura nella difesa di interessi e privilegi e difendendo al contrario il valore imprescindibile della solidarietà e dell’accoglienza. Alla disgregazione rispondiamo con la voglia di costruire reti di solidarietà.
Quali preoccupazioni nell’accettare un incarico così gravoso in un momento di crisi?
L’impegno maggiore è certamente quello di riuscire a superare la frammentazione e promuovere un maggior collegamento tra le realtà del volontariato ma anche nel più ampio ambito del Terzo Settore, come anche affermato dal Presidente della Repubblica nel suo discorso del 5 dicembre, giornata internazionale del volontariato. Per uscire dal periodo di crisi che vive tutta la società, abbiamo bisogno di istituzioni più credibili e di progetti di ampio respiro da parte della politica “ufficiale” ma è sempre più chiaro che questo non avviene “magicamente” ma solo se dalla società civile nasceranno proposte e richieste chiare e decise. Un volontariato più coeso e più capace di rappresentare e far valere il punto di vista della gente, e dei “poveri” in particolare, potrà dare un valido contributo in questa direzione. L’altra preoccupazione, connessa alla prima, è quella “educativa”, la necessità cioè di tornare ad investire tempo ed energie in una proposta formativa in particolare per i giovani, ma non solo, per trasmettere la speranza e la possibilità di impegnarsi tutti insieme per un mondo migliore resistendo invece alle spinte che ci vorrebbero far tornare indietro negando la nostra tradizione di solidarietà.
Cosa intende fare il MoVI per rispondere a questa situazione?
Pur rimanendo una rete “leggera” e basata sul volontariato, vogliamo però rilanciare il movimento attraverso una maggiore capacità di dialogare con le altre reti e le istituzioni, partendo però prima di tutto dalla nostra base e dalla capacità di ascoltare e costruire proposte e idee a partire dal basso. Anche per questo il MoVI ha deciso di dotarsi di una presidenza allargata, collegiale, scommettendo anche al suo interno sul volontariato e sulla capacità di valorizzare relazioni forti e di sviluppare un metodo partecipativo: pur abitando in una regione “di confine” come il Friuli, sò di poter contare su una squadra di persone, anche giovani, con cui condividere responsabilità e impegni e che rappresentano sia il sud che il centro e il nord del nostro paese.
Concretamente cosa farete?
Il primo impegno che l’Assemblea Nazionale ha consegnato alla nuova Presidenza è quello di realizzare una campagna di ascolto e riflessione sulla realtà sociale e sulle povertà, che i nostri gruppi incontrano quotidianamente, che si concluderà il prossimo anno con una conferenza nazionale per costruire un nuovo pensiero su emarginazione e disuguaglianze dal punto di vista del volontariato, anche accogliendo la sfida del 2010 proclamato anno europeo della lotta alla povertà.
E il volontariato, dove sta andando?
Le sfide: la difficoltà a fare rete e la mancanza di luoghi di confronto e sintesi, il rischio che prevalgano logiche “economiciste” che aumentando la confusione tra diverse anime del terzo settore, portano la gente a diffidare e a non impegnarsi nel volontariato. Abbiamo una interessante opportunità, per camminare su questi punti, in occasione della riforma della legge regionale del volontariato avviata dall’assessore Molinaro: centrali in questo percorso il rilancio degli organismi del Comitato Regionale del Volontariato e il chiarimento del ruolo del CSV e delle risorse messe a disposizione del volontariato, perché servano davvero a sostenere e far crescere un volontariato moderno e maturo e non siano meramente pensate per sostenere servizi per tappare i buchi di un sistema di welfare in via di ridimensionamento. Su questo anche il volontariato deve imparare a vigilare e a superare il rischio a volte di “fare” senza farsi prima le domande necessarie.



MoVI - Presidente










