di AUGUDEBE » mar mag 11, 2010 9:48 pm
E' tempo di elezioni nel Volontariato. A Trieste un gruppo imprenditoriale che stampa un mensile ha pensato bene di candidare tre dipendenti (il capo e due altri subordinati). Tutti volontari! (ma non sappiamo un gran che). Diverse Associazioni sembrano condividere la "novità" che si presenta anche con un programma aziendalistico fatto anche di assunzioni di dirigenti (??). Il MOVi Regionale ha dato indicazioni diverse, che mirano alla riconferma del Consigliere del CSV uscente. (Andino Castellano) Ed ha ragione. Mi è venuta questa riflessione che Vi propongo:
Tempo di Elezioni nel volontariato: preoccupazioni e necessità
Il bello del volontariato è che sa rispondere, sa muoversi in relazione al detto evangelico che racchiude l’attualità odierna meglio di altre parole “Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia io ho vinto il mondo” (Gv 16,33). Per questa ragione bisogna eleggere, bisogna individuare chi non solo non è servo – il mondo attuale non vuole i servi – ma chi non vuole e non sa essere impiegato e funzionario del sistema volontariato, cioè dell’attuale stato-società. Troppe regolamentazioni ci trasformano in imbroglioni ed in gente meschina, autoreferenziale che gode nell’apparire e paga per questo mentre i bisogni culturali e materiali restano al palo. Troppe attività del presente non hanno senso. E se da più parti si sente dire che è questo mondo che bisogna cambiare ben pochi si rendono conto che occorre subordinare il tempo presente al potere imperativo di un fine. Quello relazionale, per chi sa cosa è il volontariato. Per i valori di utilità e di scambio per chi si è già scavata la nicchia adattativa e conformista e dell’apparire più o meno spettacolarizzato. Ebbene, temiamo le lobby anche se non sono altro che reti o reticoli di piccole imprese che cercano di cavalcare le meschinità “umane” dei sedicenti volontari e dei loro apparati che nemmeno sanno bene come rapportarsi con il mondo delle fondazioni bancarie e con quello della politica. Il volontariato ha bisogno di libertà, di autonomia, di immediatezza e di essere riconosciuto per i suoi fini statutari perché correlati ai bisogni veri e non al mondo degli azzecca garbugli fatti passare per ‘professionalità’, mercatismo, concorrenza. Il volontariato non è azienda. Attenzione a chi si eleggerà, a chi è espressione di lobby mascherate e che nessuno sa quale ‘volontariato’ concreto abbia mai esercitato. Nel dubbio, meglio riconfermare come dice la signora Maria che di volontariato ha fatto il segno della sua vita.
Augusto