WELFARE: DA DIRITTO UNIVERSALE A CONCESSIONE COMPASSIONEVOLE

Il 2010 è l'anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale. Quale il ruolo e l'azione del volontariato in Italia?

WELFARE: DA DIRITTO UNIVERSALE A CONCESSIONE COMPASSIONEVOLE

Messaggiodi enzomadonia77 » mer mar 03, 2010 10:22 pm

"C’è il rischio che anche il volontariato e l’associazionismo possano essere strumentalizzati e considerati la soluzione a basso costo ai crescenti problemi sociali di oggi: occorre evitare in ogni modo il ritorno a una beneficenza pietistica che alimenta l’assistenzialismo e cancella una lunga storia di seria collaborazione progettuale tra servizi e realtà della società civile, nel rispetti di ruoli complementari, per una reale promozione della persona in difficoltà"

Che ne pensate?
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Re: WELFARE: DA DIRITTO UNIVERSALE A CONCESSIONE COMPASSIONEVOLE

Messaggiodi ssilvestre » gio mar 04, 2010 2:30 pm

Sono d'accordo sulla deriva che il volontariato stà assumendo nei rapporti con la pubblica amministrazione.
Sempre più spesso le amministrazioni pubbliche si rivolgono alle organizzazioni di volontariato a cui affidano servizi, sottaendoli al mondo della cooperazione sociale, per ottenre risparmi di gestione necessari a far quadrare i conti. La cosa grave è che molte organizzazioni cascano nella "trappola" inseguendo il miraggio dei contributi che ne derivano, senza però redersi conto che l'assunzione di questi servizi, senza una condivisione strategica di lungo respiro, comportano responsabilità di carattere etico.
Il governo è già intervenuto lo scorso anno con un decreto sulla competitività da cui è scaturita la necessità di fare ordine nel mondo del non-profit che negli ultimi tempi ha occupato spazi e ruoli che non gli competono sottraendo opportunità al mondo dell'impresa sociale.
Purtroppo, dalle procedure di assegnazione dei servizi mediante appalti, si è passati all'assegnazione degli stessi servizi mediante convenzioni, anche onerose, ma con assegnazione diretta.
Queste situazioni andrebbero monitorate da chi ha il compito di vigilare (Agenzia delle Onlus ndr) ma purtroppo quest'organismo interviene solo su specifica segnalazione.
Lo strumento del modello EAS, indrodotto con il decreto legiltivo di fine 2008, servirebbe proprio per far emergere situazioni non corrette nella gestione delle attività non commerciali, ma purtroppo dalla verifica sono escluse proprio le organizzazioni di volontariato registrate negi albi.
Da questa situazione pirandelliana emerge l'urgente necessità di una revisione della legge 266/91 che sancisca, in maniera inequivocalibe, alcuni concetti che sono alla base dell'agire del volontariato:
- assoluta gratutà delle prestazioni effettuate non solo dai volontari (come prevede attualmente la legge) ma anche dall'associazione stessa;
- effettuazione delle attività previste dallo statuto dell'associazione esclusivamente con l'apporto dei volontari ( e non da personale retribuito come avviene ormai troppo spesso, fermo restando il personale necessario per la gestione amministrativa e contabile);
- l'attività dell'associazione deve essere rivolta esclusivamente a favore di persone esterne (e non a soci);
- le attività delle ODV devono rispettare il principio di "solidarietà sociale" è cioè essere indirizzate a categorie di cittadini in condizione di svantaggio o necessità e non alla totalità o generalità della popolazione, nel rispetto del principio di sussidiarietà.

Partendo da questi punti fondamentali, ne consegue che tutto l'impianto normativo attualmente in vigore è totalmente inadeguato in quanto pura enuncazione di principi che di fatto hanno consentito nel tempo applicazioni molto "creative".

Sergio Silvestre
Comitato Regionale del Volontariato
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Re: WELFARE: DA DIRITTO UNIVERSALE A CONCESSIONE COMPASSIONEVOLE

Messaggiodi AUGUDEBE » ven mar 05, 2010 10:22 am

Volontariato e Welfare
Questione complessa. Direi che quello che esprime il sig. Silvestre ha significati. Ma non è anche forse la risultante di qualche cosa di concreto che è avvenuta nel mondo del volontariato da quando sono iniziate certe rappresentazioni di ‘vacche grasse’? Per non essere troppo teorico e forse astratto dico subito che non credo che basteranno solo regole. Di solito quando c’è una domanda si risponde con una regola e pure quando “i buoi sono sfuggiti dalla stalla”. Meno con una pratica e con discussioni sincere. Troppi locuzioni del tipo: “i panni sporchi si lavano in casa!!” Io proporrei di cominciare ad analizzare i “guasti” prodotti dall’ideologia dell’aziendalizzazione e dell’impresa. Addirittura dei CSV si sono definiti “impresa di solidarietà” fra gli applausi. Vorrà bene dire qualche cosa questa metafora di rinforzo dell’ideologia dominante? Il volontariato che stabilisce convenzioni, contratti, gare vuol dire qualche cosa o no? Addirittura una recente norma e sentenza lo acconsente e lo imèpone!! Il numerario che circola e che procura anche molta autoreferenzialità con la formazione ad esempio, con l’ agape della bella mostra di sé vorrà dire qualche cosa? Le spese fisse dei vari CSV vorranno dire qualche cosa? La gratuità, l’economia del dono è messa a dura prova. Quello che scriveva Achille Ardigò poco prima della sua morte mi pare molto valido e interessante. In definitiva il rapporto col denaro comporta la gestione dello spostamento del baricentro del “locus of control”: se più o meno all’interno del volontariato o più posizionato verso la società, l’altro. Poi c’è la posizione rispetto ad un sistema di welfare come risultante di complessi patti sociali. Forse il volontariato non cela fa, le spinte ideologiche del sistema bipolare – come quello di una ben nota malattia mentale!!! - lo fermano, non sono il suo dominio. Ci sarà chi si ‘vende’ e chi ‘compra’. Ci sarà anche la lesina e ci saranno conflitti di interesse. Ma è indubbio che se nell’immaginario sociale passerà la centralità del cittadino alcune rendite di posizione del pubblico e dei suoi convenzionati e dei privati stessi potrebbero venire a trovarsi in una nuova posizione. Mi riferisco al budget di cura personalizzato. Nei casi di cronicità non è mica da buttare via! Significa famiglie riconosciute e persone riconosciute, loro empowerment cioè. Niente affatto lesina e niente affatto ideologia e astrattezza. Nuovo perno di un motore diventa davvero il cittadino. In Italia è venuto fuori “il welfare che verrà” (Communitas n. 24 -2008). Tre spunti da questa tematica: “le persone possono decidere in che maniera spendere le risorse, accedendo a soluzioni personalizzate che garantiscano loro una migliore qualità della vita” e “l’innovazione del Welfare deve passare anche e soprattutto da un investimento sul capitale sociale, cioè sulle relazioni”, “maggiore esaltazione del ruolo degli operatori pubblici con le loro competenze ed abilità per progettare servizi utili al cittadino bisognoso”. Credo che volendo e facendo una politica gestionale più sobria a livello dei vari CSV preferendo le mission degli associati volontari più che la autoreferenzialità, fra cui spesso cade la formazione che diventa volano del tanto, si potrà dare un contributo a realizzare quei determinanti che il sig. Silvestre richiama , magari anche urlando un po’ di più. Educatamente, ma non silenziati ipocritamente o manipolatoriamente.
A. Debernardi
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Re: WELFARE: DA DIRITTO UNIVERSALE A CONCESSIONE COMPASSIONEVOLE

Messaggiodi AUGUDEBE » dom mar 07, 2010 12:15 am

Scusate se torno sul tema. Beh, veramente ne aggiungo uno visto che secondo me si tratta di "esclusione sociale" e con qualche silenzio nostro di troppo. E siamo nell'anno giusto, miseriaccia! Si tratta di questo: La discriminazione dei volontari. Quest'anno a Trieste, e penso dunque il FVG, le persone con 80 anni e più - ma solo da quest'anno e senza dire niente prima - sono state cancellate dal registro dei soci-volontari con un bel rigo rosso perchè l'assicurazione non li vuole assicurare. Poi ho saputo dal sig. Silvestre che la stessa cosa accadeva già per le persone disabili. Ma non vi pare che ci sia stato un silenzio un pò troppo assordante su questa discriminazione che ci rende per di più "illegali"? Già, non possiamo ottemperare ala legge che impone l'assicurazione obbligatoria ai volontari. C'è un pò di latitanza da parte dei CSV che hanno gestito la cosa assicurativa. Ho informato la Regione FVG ma il silenzio è la risposta. Sto facendo una piccola indagine e poi se i risultati sono quello che dicono i cosiddetti 'responsabili' ovvero che le assicurazioni in Italia non assicurano i volontari anziani e/o disabili propongo il ricorso alla Corte Europea. E' una cosa inaccettabile subire una cosa simile, una vera e propria discriminazione. Alla faccia!
augusto debernardi
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Re: WELFARE: DA DIRITTO UNIVERSALE A CONCESSIONE COMPASSIONEVOLE

Messaggiodi enzomadonia77 » mer mar 17, 2010 11:49 am

Devo dire che le analisi di augusto e sergio compresa la denuncia sulle assicurazioni sono temi di assoluto interesse. Ho la sensazione che il volontariato non riesca però a venir fuori perchè offuscato dalle grandi aziende della solidarietà. Perchè l'incompetenza di politici e amministratori è abnorme e tutto per loro è volontariato, soprattutto quello che porta voti. Ora è anche uscito uno spot governativo in occasione dell'anno europeo della lotta contro le povertà... dice <<Aiuta chi aiuta>>. Il qualunquismo più totale!!!! Nei comuni, nelle città, nei quartieri, ci piacerebbe vedere istituzioni presenti, assistenti sociali che alzano il sedere dalla sedia per capire come costruire integrazione e crescita civile. Io penso che il volontariato dovrebbe riununciare ad ogni tipo di convenzione e smetterla di chiedere l'elemosina. Forse così gli enti locali inizieranno ad assumersi quelle che sono loro responsabilità esclusive. Il volontariato secondo me vive meglio senza soldi o convenzioni, ma con servizi e strutture.
Enzo Madonia
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Re: WELFARE: DA DIRITTO UNIVERSALE A CONCESSIONE COMPASSIONEVOLE

Messaggiodi AUGUDEBE » mer mar 31, 2010 9:19 pm

Ho letto con emozione le parole di Enzo e lo capisco e se avessi il cappello me lo toglierei. Sto cercando con alcuni amici di scrivere un manifesto del volontariato di Trieste, e per ora la bussola che abbiamo proposto è quella del 'locus of control' ovvero del baricentro posto sull'Altro e non sull'associato/i. E sul rapporto o relazione face-to-face. Grazie Enzo, il tuo modo di essere è una spinta a ragionare ancora. Questa sera ad una conferenza con Margherita Hak e Rovatti e Vecchiato e Possamai (direttore del quotidiano Il Piccolo)ho ridetto in pubblico la discriminazione subita dai 'volontari ottantenni' ed ho invitato la stampa di una città come Trieste delle assicurazioni di dare spazio. Bene, questa sera il direttore del CSV del FVg mi ha scritto di avere risolto per quest'anno la questione con l'assicurazione. Appena avremo risolto anche burocraticamente informerò gli amici del forum. Insomma....
augusto
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